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Call to Action: le 3 peggiori “suppliche” da evitare

Call to Action: le 3 peggiori “suppliche” da evitare
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Le call to action, traduzione in italiano “chiamate all’azione”, sono un elemento indispensabile per i tuoi contenuti, siano essi articoli del tuo blog o post sui social network.

Pensa ad esempio al classico invito a commentare o a condividere un articolo del blog, oppure alle classiche call to action facebook: “lascia un Mi piace e Condividi!”.

Ma una call to action cos’è in realtà? Non si tratta di una semplice richiesta, ma quasi di uno scambio di favori: “io ti ho raccontato qualcosa di interessante tu per favore fai questo per me”.

Servono per incrementare il proprio seguito, per diffondere il proprio contenuto e per vendere.

Spesso però queste call to action sono a dir poco morbose. Il blogger insiste, ti schiaffa ovunque richieste di condivisone, di acquistare il suo libro, di scaricare la sua guida gratuita, in riquadri sempre più grandi e vistosi. Il risultato è che mi stanco di leggere perché il discorso viene interrotto svariate volte. Si estremizza quindi il concetto di CtA Marketing (Call to Action Marketing) arrivando a suppliche poco dignitose…

Ecco secondo me le 3 peggiori call to action che ho incontrato finora.

Dario Vignali in un suo “vecchio” post su skande.com afferma:

Il segreto è solo uno: chiedere, chiedere, chiedere“.

Attenzione a non degenerare in supplica, insistente ed estenuante.

1. La call to action a metà articolo

Arrivi a metà articolo. Ti piace. Si sta dimostrando utile. Quando arriva, inesorabile, la richiesta “Ti è piaciuto finora l’articolo? Condividilo!“.

E io mi chiedo “Perché mai dovrei farlo proprio ora?!”

Se condivido del materiale lo faccio quando ritengo che possa essere utile ed interessante. Condividerlo a metà sarebbe come recensire un film di cui hai guardato solo il primo tempo. Sarebbe come premiare un pilota che è rimasto primo per metà gara, poi magari nella seconda metà cade o si fa superare.

Quindi come puoi chiedere di condividere un contenuto di cui conosco solo una parte e, dal lato opposto dello schermo, come puoi tu lettore consigliare qualcosa che non conosci integralmente?

2. La raffica di call to action

Dicono che se un articolo è lungo devi ripetere la call to action per renderla efficace, perché se la metti solo all’inizio il visitatore prosegue e poi si dimentica, oppure se la metti solo alla fine il lettore potrebbe non arrivarci mai.

Ma quando leggo certi articoli mi viene l’angoscia: il top è stato 5 richieste di condivisione o di iscrizione alla newsletter in un articolo mediamente lungo. Ripetere la richiesta, come una goccia, ogni 200 caratteri non mi aiuta di certo a leggere e nemmeno mi convince a darti ascolto!

Consideriamo anche che spesso gli articoli sono tecnici, molti dei quali richiedono particolare attenzione per capirne il contenuto. Ogni distrazione fa crollare il castello concettuale che l’autore sta spiegando e il lettore sta cercando di costruirsi nella sua testa.

3. La call to action Ninja!

Eccola, la peggiore di tutti. Quella che mi fa più imbestialire. La call to action popup.

Sei da qualche minuto sulla pagina, arrivi al cuore dell’articolo che ti sta prendendo, ti interessa, quando… SBAM! Riquadro colorato in sovrimpressione che oscura metà dello schermo, dove ti viene chiesto se vuoi scaricare il PDF pieno di dati di cui probabilmente non ti frega niente.

Come dopo uno shock io rimango ogni volta inebetito qualche istante a fissare lo schermo sbattendo le palpebre perché non capisco cosa sta succedendo.

Perché farlo? Perché interrompere così bruscamente la lettura distraendo l’utente e scatenando in lui solo sentimenti spiacevoli.

Sei stato vittima anche tu di Call to Action aggressive?

Mettetevi sempre nei panni di chi dovrà realmente valutare il vostro operato e il destinatario di ciò che state scrivendo.

Posiziona le call to action più inerenti al contenuto che stai realizzando nel posto giusto. Il tuo blog ha come lo scopo quello di procurarti nuovi clienti, questo è vero, ma rimane il fatto che come obiettivo principale ha quello di comunicare. Interrompere il discorso non aiuta e non convince.

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